~ Esiste un metodo per andare sott'acqua? ~

Bella domanda. Per rispondere bisognerebbe avere tanto tempo. Ma forse una risposta definitiva non esiste.
Esistono vari metodi: quelli che la frusta dell’erogatore primario deve essere lunga; quelli che l’erogatore secondario deve avere la frusta lunga; quelli che non gliene frega niente di avere fruste lunghe; quelli che vanno in acqua con bibo da 15+15, muta stagna da 1 milione di dollari super accessoriata al carbonio attivo, torcia da 1000 watt, schienalino in titanio della NASA, scooter da 50 nodi sott’acqua (esagero ovviamente, ma non troppo!) anche per fare immersione a 18 metri; quelli che si appendono tutto ai D-Ring come un albero di natale e sul cappuccio hanno le orecchie; quelli che le pinne le vogliono col lacciolo e scarpetta, senza lacciolo da apnea, con tagli e buchi sulle pale, con gli ammortizzatori (le ho viste personalmente!!!); quelli che la sua didattica è meglio di quella degli altri e gli istruttori sono tutti più bravi, più belli e più intelligenti; ecc… ecc… ecc… Basta andare in un diving e il campionario di metodi vi sbalordirà!
È mia opinione che le risposte sono e devono essere molteplici. È impensabile un mondo omologato dove la fantasia del singolo debba essere imprigionata dal metodo di un gruppo. La scintilla creativa dell’uomo morirebbe e tante intuizioni non vedrebbero mai la luce perché soffocate. Trovo estremamente limitativo l’adozione di un metodo, categorico, conformato e omologato, uguale per tutti. Come trovo limitative le motivazioni addotte per sostenere tali metodi. Per sapere come è configurato il tuo compagno basta guardarlo. Magari per qualche secondo di più. Tanto non gli fai male. E poi, come potrebbe un subacqueo abituato a configurazioni omologate stare in un gruppo non omogeneo, secondo le sue abitudini? O si guarda bene dal frequentare subacquei di tale estrazione (e questo a mio giudizio è un limite grave) oppure impara ad osservare gli altri, oltre se stesso. Credo che l’unico metodo valido, se così possiamo dire, è quello di andare in acqua col cervello prima che con mute, bombole e pinne. Andare in acqua col cervello vuol dire, molto semplicemente; non avere la presunzione di aver capito tutto e di essere il primo della classe, un po’ di umiltà non ha mai ucciso nessuno, anzi; conoscere i propri limiti, la propria preparazione fisica, il proprio stato mentale, le proprie paure, troppe persone fanno immersioni nella speranza di vincere in acqua paure e superare limiti fisici, bisognerebbe pensarci prima, fuori dall’acqua o meglio in piscina, preparandosi fisicamente e mentalmente, oppure cambiare sport; fare le immersioni in coppia, fianco a fianco, a contatto di mano, il subacqueo che fa immersioni in solitaria pur avendo un compagno non potrà essere di alcun aiuto per gli altri e per se stesso.
Andare in acqua in sicurezza, divertendosi è semplice. Basta non scollegare il cervello!
