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~ Ottimizzazioni e Povertà ~

di OT
Pubblicato il 26 January 2012
nelle categorie News

L’uomo credo sia l’unico essere vivente che, grazie al suo ingegno, riesce a complicare in maniera spesso inestricabile cose all’apparenza semplici o difficoltà di facile soluzione.
Con lo scopo, vero o presunto, di semplificare lo svolgimento di un lavoro, la pratica di un hobby o di uno sport l’uomo riesce ad ingegnerizzare e costruire strumenti o applicare metodi e protocolli che, all’apparenza, dovrebbero migliorare il nostro tenore di vita.
Tutta la nostra giornata è piena di queste “ottimizzazioni” del quotidiano.
Vi faccio alcuni esempi:
• Oggi è impossibile circolare senza un navigatore satellitare. Gli stessi abitanti di un quartiere o di una città hanno perso il piacere di “possedere” il proprio territorio. Provate a chiedere una strada o una qualunque indicazione ad un passante occasionale senza badare se vi sembri più o meno affidabile. Ma non meravigliatevi delle risposte!
• Con l’avvento dei cellulari, ai quali sono state collegate un numero imprecisato di tasse e balzelli che vanno dal contributo di attivazione al diritto fisso di ricarica (vergognoso), l’uso delle vecchie cabine ha preso strade diverse; persino il logoro telefono di casa è diventato ricettacolo di polvere tanto che in molti lo hanno da tempo soppresso. Coloro che, come me, rimangono affezionati alle tradizioni ricevono su questi apparecchi solo 2 tipi di telefonate: impiegati di call center con fantomatiche offerte al risparmio sfrenato che richiedono la vostra adesione incondizionata senza troppo riflettere; la suocera.
• Secondo voi è possibile uscire di casa senza un qualunque PAD? Improponibile! Per vostra conoscenza sono state realizzate delle vere e proprie linee di vestiario ed accessori costruiti intorno al PAD. Quindi fate attenzione agli abbinamenti. A cosa serve possedere un PAD? Me lo chiedo spesso ultimamente. Collegamenti con il mondo esterno solo attraverso la rete WiFi o le frequenze di telefonia cellulare; sincronizzazioni con il PC solo attraverso sistemi proprietari; una sterminata offerta di programmi (si chiamano applicazioni o più famigliarmente App) dove il districarsi è più difficile che trovare un guerrigliero vietnamita nella jungla asiatica e dove l’unico a risentirne è la carta di credito bersagliata da prelievi che vanno dai 2,39 euro ai 14,27 euro. Il PAD sembra aver sostituito quasi completamente il notebook o il più recente netbook. Peccato che senza un PC qualunque il PAD sia abbastanza sottoutilizzabile.
Per non parlare delle funzioni e delle applicazioni di un qualunque elettrodomestico destinato ad un qualsiasi impiego. Anche scegliere un phon è diventata un’impresa ciclopica. Provate ad entrare in un punto vendita di una catena di elettronica ed elettrodomestici e fatevi tentare ad acquistare qualcosa.
Sarebbe curioso capire quanti e quali di queste “innovazioni” hanno contribuito veramente alla crescita dell’umanità. Oppure quanti e quali di questi “ordigni” ci hanno allontanato dalle percezioni più terrene del nostro essere di passaggio.
Resta il fatto che questa “epidemia prestazionale” ha contaminato non solo gli aspetti professionali della nostra esistenza ma anche quella più ricreativa.
Un giorno pensate che acquistando una bicicletta potrete fare qualche gitarella fuori città e magari smaltire qualche chilo di troppo. Fiduciosi del fatto che una bicicletta è sostanzialmente composta da telaio, pedali, ruote e manubrio la vostra entrata nel negozio specializzato non potrà riservarvi grandi sorprese. Niente di più sbagliato! Immediatamente venite bombardati da una raffica di domande che scatenano in voi dubbi sempre più irrisolvibili fino a quando non rimane altro che affidarsi alle “esperte mani” del negoziante. Ma non basta. Avete tralasciato l’abbigliamento e gli accessori. Ve la faccio breve… se non avete completamente perso i sensi ve la siete “cavata” con non meno dell’equivalente di 2 stipendi di un normale operaio con la convinzione che se vi foste accontentati di qualcosa di meno non sareste più riusciti a fare la vostra gitarella fuoriporta.
Ho fatto l’esempio della bicicletta perché ci sono passato personalmente e quindi sono riuscito ad analizzarmela. Ma nella subacquea accade la stessa identica cosa.
Partiamo dalla muta. Fino a qualche anno fa parlare di muta stagna era quasi esclusivo appannaggio di operatori professionali o di avventurieri. Alcune didattiche sono arrivate a sconsigliare qualunque tipo d’immersione che non preveda l’impiego di una muta stagna che, secondo i dettami delle stesse, devono essere in possesso di precise indicazioni di fabbricazione e di marca. Oggi anche le aziende artigianali coinvolte in questo passaparola hanno sensibilmente ritoccato i propri listini (in alcuni casi arrivando anche al raddoppio) proprio perché sponsorizzati dai guru della subacquea. La legge della domanda e dell’offerta nella sua più capitalistica applicazione.
Jacket o GAV. Non ho alcun dubbio che l’impiego dello schienalino in acciaio (o alluminio) e del monosacco anulare da 30 o 40 libbre abbia notevolmente aiutato il subacqueo nella ricerca dell’assetto perfetto. Qualche dubbio lo nutro quando per acquistare l’attrezzatura di una nota marca mi viene richiesto un prezzo più che doppio se confrontato ad altre proposte forse meno “glamour” ma ugualmente funzionali.
Erogatori. Siamo arrivati al paradosso che è più importante il colore della calottina in plastica e del marchio stampato sopra di chi invece quell’erogatore lo produce veramente.
Pinne. Su questo elemento importante del subacqueo devo dire che la tradizione ha vinto. Se solo l’inventore dello stampo godesse ancora dei diritti di brevetto sarebbe ultramiliardario. Per fortuna qualche azienda (italiana) ha ritenuto doveroso corredare la propria produzione di pinne “tecniche” della inevitabile molla in acciaio senza apparenti costi aggiuntivi.
E mi fermo qui…
Leggevo la relazione della Banca d’Italia in cui nell’ultimo decennio l’Italiano è diventato più povero. Di contro mi chiedo: siamo veramente diventati più poveri o siamo solamente diventati più esigenti?
Pensate solo alle vacanze. Nostre o dei nostri amici. Quanti di noi non sono andati almeno una volta alle Maldive? Alle Seychelles? In Australia? In Mar Rosso? A New York? A Londra per i saldi?
Quanti di noi non vanno almeno una volta a settimana a mangiar fuori? Quanti di noi possiedono un cellulare di valore inferiore a 100 euro? Quanti di noi possiedono almeno un mezzo di trasporto? Facciamoci queste domande e confrontiamo le risposte con quelle che ci saremmo dati 10 anni fa.
In fondo acquistare qualcosa per se stessi è forse diventata l’unica vera attività che ci soddisfa. E tutto questo porta inevitabilmente all’egoismo dei popoli e alla chiusura mentale.
Forse siamo diventati più tristi, non più poveri.
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