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~ WEEK END A PORTOFINO ~

di OT
Pubblicato il 17 May 2011
nelle categorie Technics

Si fa un gran parlare di Mar Rosso, di isole sperdute nell’oceano o di paradisi tropicali, ma il Mediterraneo e in particolare il Mar Ligure nascondo bellezze e colori che val la pena riscoprire con maggiore attenzione da parte nostra.
Con il pretesto di raccontarvi un week end a Rapallo e le 4 immersioni effettuate all’interno del Parco Protetto del Promontorio mi piaceva fare alcune considerazioni molto personali sulla subacquea e sulle attività commerciali legate ad essa.
Ci siamo affidati all’Abyss Diving Service, centro PADI rigorosamente marchiato Mares. Giusto per sentirci a nostro agio e dare il buongiorno ci siamo presentati con tanto di maglietta e berrettino marchiati FIPSAS e attrezzature Scubapro. Superati i convenevoli di rito un membro dello staff ci ha illustrato le regole della casa e da buoni sub ci siamo immediatamente immersi nelle nostre attività.
Se l’organizzazione è la chiave del successo di qualunque impresa bisogna dire che la struttura è molto ben organizzata. 2 imbarcazioni veloci da 12 posti garantiscono 4 immersioni giornaliere sul promontorio. Le attrezzature sono costantemente trasportare da agili Ape 50 che manlevano i clienti dal trasporto delle attrezzature dal diving al porto e viceversa. Neanche il tempo di scaricare i sub di rientro che già il nuovo gruppo è pronto alla partenza.
Le ragazze alla reception e Giorgio, il titolare, si sono da subito resi disponibili al nostro confort. La nostra prima guida, Luca, dallo spiccato accento lombardo (a sentirli bene tutti di liguri manco l’ombra!) ci ha accompagnato in 3 immersioni dimostrando attenzione al gruppo, oltre ad una concreta padronanza del sito d’immersione e dei sub al suo seguito.
Un piccolo appunto al resto dello staff (con piccole eccezioni) che ha dimostrato un po’ di “superficialità” nel comprendere le reali necessità del gruppo, forse più attento a dimostrare le personali “bravure natatorie e marinare” o a urlare disposizioni e un po’ meno a controllare riserve gas o tempi di fondo in curva.
In questi ultimi anni di attività didattica ho notato una certa carica testosteronica che si scatena quando sub di diversa estrazione s’incontrano. La voglia tutta maschile di dimostrare chi “l’abbia più duro” induce a volte in comportamenti che di razionale hanno poco. Solo in alcune altre attività sportive, in cui lo spirito del gruppo alla preservazione induce i membri dello stesso a una chiusura quasi totale verso gruppi appartenenti ad altre estrazioni, ho notato comportamenti simili. Credo dipenda dal fatto che nella subacquea, dove la sicurezza personale viene affidata al compagno d’immersione, s’innesca una diffidenza primordiale verso chi non si conosce. Diventa pertanto imperativo sfoggiare prima la coda da pavone e dimostrare immediatamente di che pasta si è fatti e solo dopo, se prevalesse l’impatto empatico, dare sfogo alla convivialità naturale di tutti i praticanti la subacquea.
E fino a qua non ci sarebbe nulla di male se poi non si arrivasse ad eccessi che prima di essere ridicoli sono inutili o peggio pericolosi.
Negli ultimi 5 anni le didattiche, e a seguire le case produttrici, hanno implementato con grande velocità prodotti e servizi legati a quella che viene definita subacquea tecnica. Ma se da una parte realizzare e commercializzare attrezzature dedicate prevede investimenti velocemente recuperabili con la vendita di schienalini, gav a ciambella e mute in trilaminato, dall’altra parte formare subacquei tecnici che sappiano fare buon uso di questa attrezzatura non è così immediato. La mia opinione è che si sia creato un profondo gap tra tecnologia ed uso appropriato. E a ben vedere questo non accade solo in casa nostra, basta guardare l’offerta del mercato elettronico: quanti di noi sono in grado di utilizzare totalmente o quasi tutte le funzioni offerte dai moderni cellulari, tablet o navigatori satellitari? Credo pochissimi… e sono ottimista!
Ecco che succede una cosa strana. Se non sei capace ad usare da solo quello che ti viene offerto allora arriva qualcuno che te lo insegna attraverso un metodo… anzi, IL METODO !
Alcune didattiche tecniche hanno fatto di certi standard quasi un postulato. Non è mia intenzione discutere sulla validità o meno di certi principi, io stesso ho attinto a piene mani da certe indicazioni che non solo condivido ma metto in pratica quotidianamente, ma il passo tra dare indicazioni motivandole anche energicamente e il radicalismo spinto credo sia molto lungo.
Mi sorprende sempre l’atteggiamento di alcune persone che abbracciano, senza capirne appieno le motivazioni, certe scelte fatte da altri facendole proprie in maniera incondizionata. Ma ciò che è peggio è rappresentato dal fatto che questi personaggi sviluppano una certa presunzione arrogante verso tutto quanto intendono diverso dalla loro scelta di fede. Ecco come una capacità individuale, come quella di spostarsi in maniera bidimensionale esclusivamente con il solo movimento delle pinne, diventa momento di vanto verso il gruppo di cui s’ignora provenienza e abilità, nonostante questa dimostrazione possa risultare non solo inutile all’interno del contesto ma anche pericolosa se in questo sfoggio si rischia di prendere a pinnate qualche compagno d’immersione.
Forse sono infastidito dal fatto che venga continuamente confuso il libero arbitrio con l’omologazione. O forse sono da sempre intollerante all’ignoranza e alla superficialità.
Comunque, fesserie a parte, il Promontorio di Portofino vale un week end… anche 2 !!!

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